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La genesi della parola Marghine va forse ricercata nel greco antico, dove mar ha valore di acqua, e ghine il cui verbo ghìgnomai sta per generare, dunque monti che generano acqua, con riferimento sia al
compito di spartiacque della catena, sia al fatto che molti fiumi tra i quali il Tirso nascono proprio in questa zona. Secondo l’ipotesi più diffusa il termine
Marghine, dal latino Margo, sta ad indicare un’ampia zona posta a “margine” o confine tra il capo nord e
il capo sud della Sardegna; traendo il nome proprio alla rottura morfologica fra il plateau basaltico di Borore e
Abbasanta, e l’altipiano anch’esso basaltico di Campeda.
La catena del Marghine unita a quella del Goceano si è formata in conseguenza del movimento di un importante zolla regionale la quale si è distinta in una parte bassa che corre da SE verso NO lungo tutto il bordo meridionale
del Marghine - Goceano ed una grande faglia che da SO corre verso NE costituendo, con le quote più elevate, la parte alta della catena. Ne consegue che i suoi versanti,prevalentemente quelli rivolti a SE, sono caratterizzati da un brusco raccordo altimetrico, che passa sul
lato SO della catena dai 350m della
piana sotto Macomer a sud, ai 650 di Padru Mannu a nord passando per i 787m di Monte Manai. Sul lato NE il salto è meno netto nel segno ma più importante nel dislivello, si passa infatti, in soli 5 Km dai 250m in località Sa Pranarza, sotto il paese di Bolotana, ai 1032 di
Ortachis a nord, passando per i 1200m di Punta Palai.
La parte più antica della catena del Marghine è caratterizzata da rocce intrusive e metamorfiche risalenti al paleozoico, successivamente ricoperta da depositi di rocce vulcaniche terziarie.
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